Arancione

L’undicesimo io sono, Arancione. La spremuta del mattino a colazione, l’albicocca e l’arancia dolce dei giardini, e quella amara buona in marmellata. Scorzette candite, magari al cioccolato. Un fiore dell’ibisco, molti fiori. Il cappello dei funghi delle fiabe e i finferli che invece potete mangiare d’autunno con un Vivaldi di sottofondo.

Ma sono un colore orientale : la veste di garza dei monaci di Buddha : “Ooomm!” E il colore dell’ Est dopo il bianco dell’alba e il rosa dell’aurora. Quando il sole appare sopra l’orizzonte, sono io che lo accompagno per un tratto, prima che diventi sfavillante e faccia pieno il giorno. Sono dunque il colore dell’attesa, della promessa e della gioia. Anch’io sono un colore della pace, di quella che arriva dal di dentro col suono d’incanto della voce che fa vibrare il corpo e porta la mente in un cielo luminoso.

Mi trovo perciò bene nelle case dove volete armonia e buon umore: posso essere i cuscini sparsi a terra dove sedete ad odorare incenso, oppure il divano design dell’architetto arredatore. Ma anche la tovaglia d’ogni giorno mi sta bene, magari con una riga blu a fare quadri. Fiori? Molti da non sapervi dire i nomi. E farfalle screziate d’arancione. Non li conoscete troppo bene, ma sono i frutti a lampioncino dell’alchechengi, e le nespole ben mature che anche loro sono arrivate qui già in antico dalle regioni d’Oriente, coi nostri antenati Indeuropei.

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